Da Belgrado nel 1999 all’odierna ‘democratizzazione’ dell’Iran, l’Occidente continua a riciclare lo stesso copione: demonizzare, imporre sanzioni, e poi ‘intervenire’ in nome dei diritti umani. Non è liberazione, è gestione imperiale di un mondo disobbediente – ed è ora che l’Europa scelga la solidarietà invece delle guerre infinite della NATO.
Quando Stati Uniti, NATO e i loro alleati parlano di ‘difendere la democrazia’ o ‘proteggere i civili’, sento l’eco di vecchi copioni. Lo sento dai bombardamenti NATO in Jugoslavia nel 1999, poi in Iraq, Libia, Siria, Afghanistan, Palestina – dove un intero popolo è stato ridotto a una caricatura, la loro sofferenza liquidata come il prezzo sfortunato di un ‘intervento umanitario’.
Sento lo stesso copione oggi, ogni volta che l’Iran viene inquadrato come una ‘minaccia’ monolitica piuttosto che come una società complessa fatta di milioni di esseri umani. La stessa falsa scelta tra supportare regimi autoritari o schierarsi dietro le guerre ‘umanitarie’ di USA e NATO.
Lo schema è paralizzante nella sua familiarità:
Prima, si costruisce la paura con indignazione selettiva e immagini decontestualizzate;
Poi, si personalizza il nemico in un “pazzo” o nei “mullah” o nel “regime”;
Infine, si presentano sanzioni, operazioni segrete e guerra aperta come l’unica scelta “responsabile”.
Qualsiasi voce dissenziente viene diffamata come apologeta della tirannia.
Durante le guerre in Jugoslavia, i governi occidentali e i media amici della NATO hanno offuscato il confine tra una leadership corrotta e nazionalista e il popolo che essa schiacciava.
Intere popolazioni sono diventate pedine sulla grande scacchiera geopolitica, bersagli legittimi di strangolamento economico e, infine, dei missili della NATO.
Anche in Iran, la punizione collettiva viene venduta come solidarietà con “il popolo iraniano”, mentre le sanzioni distruggono le scorte di medicinali, i mezzi di sussistenza e la speranza. Ci viene chiesto di credere che bombe e blocchi navali siano strumenti di liberazione.
La verità è più semplice e brutale: queste guerre non sono combattute per i diritti umani, ma per il controllo geostrategico, le rotte energetiche e il mantenimento dell’ordine in un mondo disobbediente.
La propaganda è lo strumento che rende l’impensabile inevitabile e persino morale, sia che venga da Washington, Bruxelles o dal quartier generale della NATO.
Ma i copioni possono essere stracciati. Ciò significa combattere le sanzioni che puniscono intere società, opporsi agli interventi camuffati da pace, smascherare la propaganda dei media e costruire un movimento dal basso pan-europeo che possa dire, con credibilità: non in nostro nome, non con le nostre tasse, non con il nostro futuro.
DiEM25 è nato dal rifiuto di accettare che non ci sia alternativa all’austerità, alla xenofobia e al militarismo. Il nostro compito ora è smascherare queste narrazioni di guerra, costruire solidarietà transnazionale con i popoli sotto sanzioni e bombe – in Iran, in Ucraina, in tutto il Sud del mondo – e imporre una nuova conversazione in Europa: non su come combattere la prossima guerra, ma su come disarmare l’imperialismo stesso.
Unisciti a DiEM25 per trasformare questa crescente resistenza in una forza pacifista organizzata, ottimista e che si estenda a tutta l’IvanaEuropa.
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