Per mesi, una parte della classe dirigente degli Stati Uniti ha seguito una campagna per promuovere la monarchia Pahlavi come alternativa all’attuale governo della Repubblica Islamica dell’Iran. Le voci più prominenti di questa lobby imperialista sono da localizzare nella diaspora.
Memori della sofferenza durante il regno Pahlavi e la rivoluzione che ne è risultata negli anni 1970, ma anche a causa degli sforzi attuali dei monarchici Pahlavi, la campagna per prendere il controllo della Repubblica Islamica dell’Iran ha incontrato forte resistenza e reazioni.
Siccome gli Stati Uniti comprendono il forte rifiuto della monarchia Pahlavi, un’altra strategia, a noi ben familiare, emerge dall’ombra di questi sforzi ovviamente vani: armare milizie regionali l’una contro l’altra, in maniera da generare controllo imperiale dall’instabilità interna.
Le bombe non liberano i popoli – spianano la strada per l’imperialismo USA
Sforzi regionali per l’autodeterminazione e per i diritti del popolo in Iran, ed in particolare della classe lavoratrice, contro il loro stesso governo e classe dirigente, sono lotte legittime. Tuttavia, nella retorica dei poteri Occidentali, questi movimenti di protesta di lungo corso e questi sforzi politici non sono visti all’interno dei rispettivi contesti politici, storici e contemporanei.
La situazione economica della classe lavoratrice in Iran non può essere analizzata appieno senza tener conto delle sanzioni occidentali contro l’Iran. Queste sanzioni svolgono la funzione di peggiorare significativamente le condizioni di vita delle masse ed allargano il divario tra di esse e la classe dirigente. Le rivolte che ne risultano sono spesso spontanee e crescenti, che vuol dire che la leadership politica capace di stabilire un potere rivoluzionario della classe lavoratrice è assente. Senza organizzazione e leadership all’interno dei movimento di protesta, c’è pericolo che tali movimenti vengano minati e si dissipino.
Una società politicizzata che lotta per i legittimi diritti della classe lavoratrice è presentata come una mera reazione ad una forma di oppressione che, si suppone, esista soltanto in Iran, al fine di proiettare la falsa immagine un Occidente giusto e pacifico. I poteri imperialisti occidentali devono creare un ritratto di un male assoluto che si opponga a loro, per sembrare, in contrasto, il bene assoluto.
I movimenti di protesta che sono ripetutamente emersi in Iran per decenni sono, ovviamente, avviati da cittadini che resistono al proprio governo omicida a causa di oppressione, persecuzione politica e tortura. Al tempo stesso, la resistenza alla classe dirigente non è un fenomeno esclusivamente iraniano.
Il vero fenomeno è, anzi, la carenza di lotta organizzata contro la classe dirigente nei poteri imperialisti come Stati Uniti e Unione Europea.
I nostri governi tengono la politicizzazione della maggioranza sotto controllo attraverso uno stato di welfare minimo, che non rappresenta uguaglianza, bensì la pacificazione delle richieste dei cittadini. Questi sistema di sfruttamento della classe lavoratrice diventa chiaro in modo cristallino sotto attenta analisi: povertà in età avanzata, carenza di alloggi, copertura sanitaria incompleta, infrastrutture civili assenti, ed una politica estera progettata per i profitti dei lobbisti allineati al governo.
Nonostante queste condizioni, e nonostante il nostro stesso sfruttamento, le nostre nazioni nell’Occidente non vengono bombardate, né la legittimità dei nostri governi messa in dubbio.
Questo è perché la rivendicazione di dominio globale, e la sua istituzionalizzazione tramite Nazioni Unite, NATO, e l’interpretazione statunitense imperialista di diritti umani e diritto internazionale, prendono forma dall’ideologia che l’Occidente sia moralmente e naturalmente superiore.
Tale rivendicazione di dominio è asservita all’arricchimento materiale dei poteri imperiali.
I recenti attacchi militari da parte degli Stati Uniti e, per loro procura, di Israele, sono intesi a guadagnare accettazione nelle società occidentali precisamente tramite questa dottrina ideologica nei media occidentali. Eppure, la realtà di questi attacchi è diversa: sono un’espansione dell’agenda imperialista, non supporto per lotte regionali.
Attraverso lo stabilimento di Israele ed il posizionamento degli Stati Uniti come alleato dell’Arabia Saudita, degli Emirati Arabi Uniti, di Giordania, Egitto, Turchia ed ora anche della Siria, l’imperialismo USA viene consolidato per garantire accesso a risorse e mantenere presenza militare. Gli attacchi contro l’Iran sono parte di questa catena di azioni rivolta a destabilizzare e guadagnare controllo sull’intera regione.
L’introduzione di gruppi militari controllati
L’eliminazione dei vertici del governo crea falle nella leadership, che gruppi di opposizione organizzati, alcuni dei quali hanno in passato cooperato militarmente con gli Stati Uniti, potrebbero provare ad utilizzare per rovesciare la classe dirigente.
Di conseguenza, le organizzazioni Curde PAK, PJAK, KDPI, KOMA, e KHABAT hanno formato una nuova coalizione ed invocato una presa di controllo coordinata del vuoto di potere che emergeva all’interno del governo. In una dichiarazione, hanno detto che la lotta non è un conflitto tra popoli, ma una lotta per i diritti e le libertà della popolazione. Nella stessa dichiarazione, hanno invocato azione cauta e moderazione da parte delle forze armate. Hanno richiesto alle persone in Iran, specialmente i datori di lavoro, di mostrare solidarietà con la classe lavoratrice.
Questi approcci sono benvenuti come mezzo per contrastare la destabilizzazione che si intende creare, e per creare un’iniziativa dei cittadini rivoluzionaria e militarizzata.
Tuttavia, i media occidentali riferiscono già che alcune unità militari di PAK e KDPI vengono armate dagli Stati Uniti. Il supporto USA per PAK tramite armi e cooperazione militare non sarebbe un nuovo sviluppo. Cooperazione ed operazioni militari unificate hanno tra PAK e Stati Uniti hanno già avuto luogo nei 2010.
Al tempo stesso, ci sono anche chiari sforzi da parte di organizzazioni curde per distanziarsi dall’influenza USA. Molti influencer e pagine di social media ripetevano narrative dei media occidentali, con titoli semplicistici che generalizzano la popolazione curda e la riducono ad uno strumento imperialista.
La popolazione curda non è omogenea, ed un’analisi ravvicinata dei diversi gruppi mostra che la maggioranza di essi hanno dichiarato neutralità rispetto alle parti in guerra. A riguardo, la popolazione curda è tenuta ad uno standard più alto di altre. Per esempio, c’è stata maggiore enfasi sulle critiche della regione del Kurdistan per aver permesso l’uso di basi militari USA, basi che sono state utilizzate anche negli stati arabi e Turchia.
Questa forma di guerriglia da parte dei media occidentali è anche uno strumento utilizzato per dividere artificialmente i popoli della regione e va esaminato dai media e le organizzazioni di sinistra tenendo sempre presenti le differenziazioni.
PJAK, una delle organizzazioni nel KCK, si concentra su mobilitazioni locali ed ha espresso una posizione di distanza rispetto agli Stati Uniti. PJAK chiede ora ai cittadini di stabilire consigli amministrativi locali, ed i giovani sono incoraggiati ad unirsi alla guerriglia di liberazione curda.
Tuttavia, la direzione strategica dev’essere una creazione di una nuova iniziativa dei cittadini che vada oltre la regione curda, e che opponga l’imperialismo USA e agisca come forza rivoluzionaria contro il governo in carica, al fine di costruire vero potere per la classe lavoratrice, che al momento è assente anche in altre parti dell’Iran.
Come i disaccordi tra le diverse strategie di PAK, KDPI e PJAK influenzeranno la coalizione resta poco chiaro. Tuttavia, una coerente agenda antimperialista per l’autonomia di tutti i popoli della regione non può essere riconciliata con la cooperazione con i poteri dell’imperialismo USA o del sionismo, poiché la loro logica sistemica presuppone la dominazione su altri popoli.
Il modello Rojava
Come già visto in Siria, gli Stati Uniti sfruttano le tensioni regionali per rafforzare il proprio potere militare e trasformare la lotta originaria per l’autodeterminazione in uno strumento per perseguire i propri obiettivi.
Gli Stati Uniti pensano a lungo termine e mantengono conflitti militari continui fino a quando non emerge un gruppo sufficientemente accettato dalla popolazione e in grado di rivendicare l’autorità governativa.
Come nel caso di Ahmed al-Sharaa e HTS in Siria, il sostegno militare occidentale alle forze precedentemente appoggiate, come le SDF, cessa una volta che viene istituito un governo alternativo sotto il controllo del sistema imperiale statunitense.
La responsabilità delle organizzazioni antimperialiste di sinistra in Occidente
Per le organizzazioni di sinistra in Occidente, un’attenta distinzione tra le mobilitazioni, e gli sforzi per porre fini alla complicità dei nostri governi è essenziale. Il focus deve restare nel resistere alle azioni imperialiste di Stati Uniti e Unione Europea.
Mentre dobbiamo chiaramente criticare le sanzioni, gli attacchi militari e la retorica politica attraverso la quale gli Stati Uniti invocano autorità sulla legittimità dei governi, non possiamo negare le vere lotte dei popoli in Iran per questo scopo.
La strumentalizzazione delle lotte in Iran e regioni limitrofe per influenza militare è a sua volta uno strumento chiave che pone in pericolo i popoli di Iran e Kurdistan, trasformandoli in pezzi della lotta di potere dell’Occidente.
Invece, dobbiamo riconoscere queste vere lotte e comprenderle come sforzi politici autonomi dei popoli nella regione.
Ma, affinché le lotte regionali per diritti e libertà di tutti i popoli abbiano successo, l’imperialismo USA ed il sionismo non devono vincere nella guerra, in costante espansione, per il controllo e l’influenza occidentali.
Il nostro ruolo nella lotta è la resistenza contro i nostri stessi governi a tutti i livelli. Dunque, le nostre richieste devono chiaramente tracciare la linea per la vittoria contro la dominazione occidentale.
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