“ Condanniamo fermamente la decisione della Fondazione Biennale di consentire alla Russia di riaprire il suo padiglione nazionale alla 61a Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia del 2026… Se la Fondazione Biennale dovesse andare avanti con la sua decisione di consentire la partecipazione della Russia, esamineremo ulteriori azioni, tra cui la sospensione o la cessazione di una sovvenzione dell’UE in corso alla Fondazione Biennale.”
Così si legge in alcuni passaggi di una nota del 10 marzo scorso firmata dai rappresentanti della Commissione Europea Henna Virkkunen (Vicepresidente esecutivo Sovranità tecnologica, sicurezza e democrazia) e Glenn Micallef (Commissario Equità intergenerazionale, Gioventù, Cultura e Sport), in seguito alla pubblicazione da parte della Biennale di Venezia delle novantanove partecipazioni nazionali alla Biennale di Arte 2026, tra cui figura la Russia.
Rincara la dose una lettera firmata da 22 Ministri della Cultura europei, inclusi quelli di Germania, Francia e Spagna, che negli stessi giorni è stata indirizzata al Presidente della Biennale Pierangelo Buttafuoco, al board e per informazione al Ministro della Cultura Alessandro Giuli, nella quale si leggono questi illuminanti passaggi:
“… La cultura non è separata dalle realtà che le società devono affrontare. Essa plasma il modo in cui le persone interpretano il mondo, i valori a cui danno importanza e le scelte che compiono. Le istituzioni culturali rivestono quindi non solo un significato artistico, ma anche una responsabilità morale.
… concedere alla Russia una prestigiosa piattaforma culturale internazionale invia un segnale profondamente preoccupante.
Noi sottoscritti esprimiamo quindi la nostra profonda preoccupazione per il rischio significativo che la Federazione Russa strumentalizzi la propria partecipazione alla Biennale di Venezia, al fine di proiettare un’immagine di legittimità e accettazione internazionale che è in netto contrasto con la realtà della guerra in corso della Russia contro l’Ucraina e la distruzione del patrimonio culturale ucraino, nonché con le sanzioni europee e internazionali.
Chiediamo rispettosamente alla direzione della Biennale di Venezia di riconsiderare la partecipazione della Federazione Russa alla Mostra Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia…”
Dal canto suo la Biennale ha precisato che “di fronte alle comunicazioni e alle richieste di partecipazione dei Paesi, La Biennale di Venezia esclude qualsiasi forma di chiusura o di censura della cultura e dell’arte”. La Biennale, e così la città di Venezia, si confermano luogo di dialogo, apertura e libertà artistica, favorendo la vicinanza fra i popoli e le culture e auspicando sempre la fine dei conflitti e delle sofferenze.”
Scorrendo l’elenco delle altre novantotto partecipazioni nazionali alla Biennale ci chiediamo perché né la Commissione Europea né i Ministri della Cultura non esprimano la stessa preoccupazione e indignazione per altri Paesi che partecipano. Ad esempio Israele, responsabile del genocidio dei palestinesi con la complicità di molti paesi europei, i cui ministri della cultura hanno firmato la lettera indirizzata alla Biennale. E che dire degli Stati Uniti, responsabili nelle ultime settimane di atti di violazione del diritto internazionale, come in Venezuela e più recentemente in Iran, proprio insieme ad Israele? Si può concedere a questi Paesi “una prestigiosa piattaforma culturale internazionale”?
Negare la partecipazione ad appuntamenti artistici così prestigiosi significa negare la libertà di espressione agli artisti, che non necessariamente si sentono rappresentati dai loro governi. Siamo d’accordo sul fatto che la cultura non è separata dalle realtà che le società devono affrontare e che le istituzioni culturali rivestono non solo un significato artistico, ma anche una responsabilità morale.
Ma come si definisce una “morale”? E quanti doppi standard la Commissione Europea e i Ministri della Cultura di quasi tutti i paesi europei pretendono che le istituzioni culturali applichino a diversi Paesi?
Luca Di Bernardo
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