Il 28 febbraio 1909 a New York, Theresa Serber Malkiel, un’immigrata russa di origine ebrea, leader del movimento femminile del partito socialista americano, organizzò per la prima volta nella storia la “giornata nazionale della donna”, che si trasformò poi nella “giornata internazionale della donna”, e che oggi si celebra ogni anno l’8 marzo.
Il 28 febbraio 2026, circa 180 scolari, la maggioranza bambine di età compresa tra i 7 e i 12 anni, della scuola elementare femminile Shajareh Tayyebeh sono state uccise durante un attacco missilistico congiunto degli Stati Uniti ed Israele sulla città di Minab, nell’Iran meridionale. Un evento scioccante e doloroso che ha distrutto la vita e le speranze delle alunne, delle insegnanti e delle loro famiglie. Secondo rivelazioni della stampa, molto probabilmente, l’attacco missilistico alla scuola è stato lanciato dalle forze militari statunitensi.
Theresa Malkiel non avrebbe mai immaginato che esattamente 117 anni dopo la prima celebrazione della lotta per i diritti delle donne, più di 100 bambine sarebbero state massacrate in una scuola in un solo giorno nella guerra illegale e immorale che gli Stati Uniti e Israele stanno conducendo contro l’Iran.
Malala Yousafzai, ambasciatrice per la pace delle Nazioni Unite e premio Nobel per la pace, ferita all’età di undici anni in un attentato in Pakistan per essersi opposta alle restrizioni imposte dai talebani all’istruzione delle donne, ha condannato l’uccisione delle bambine iraniane e ha chiesto la condanna dei responsabili e che venga fatta giustizia per le vittime.
Trump e Netanyahu, invece, hanno optato per la negazione di ogni responsabilità e hanno mobilitato la loro macchina propagandistica per accusare le forze iraniane dell’attacco alla scuola. Uno scenario che ricorda il tentativo israeliano di attribuire ad Hamas la responsabilità dell’attacco del 17 ottobre 2023 all’ospedale Al-Ahli di Gaza City, che ha causato numerose vittime e feriti tra gli sfollati palestinesi che vi avevano trovato rifugio. Scuole, ospedali, personale medico, ambulanze e abitazioni civili sono protetti dal Diritto Internazionale Umanitario e dalle quattro Convenzioni di Ginevra del 1949, di cui gli Stati Uniti e Israele sono firmatari. La loro violazione costituisce un crimine contro l’umanità, perseguibile dalla Corte Penale Internazionale.
Trump ha affermato che gli attacchi statunitensi contro l’Iran mirano a liberare il popolo e le donne iraniane dalla dittatura degli Ayatollah. La storia recente, dall’Afghanistan, all’Iraq e alla Libia, ha dimostrato che il cambio di regime promosso da interventi esterni culmina nella frammentazione della società e la proliferazione di gruppi armati, che spesso hanno interessi contrastanti sulla base delle loro affiliazioni etniche, politiche e con attori esterni al paese. La disintegrazione delle società porta sempre a conseguenze devastanti per la vita e la libertà della popolazione civile, in particolare per le donne e ragazze.
Nel settembre 2022, Masha Amini, una donna curdo-iraniana di 22 anni, è morta in un ospedale di Teheran dopo essere stata arrestata dalla Polizia per la Moralità Religiosa perché non indossava correttamente l’hijab, come prescritto dal governo. La sua morte scatenò una serie di proteste in tutto il paese e portò alla creazione del “Movimento Donne, Vita, Libertà”, che univa curdi, persiani, azeri e baloci sotto un unico slogan contro la discriminazione e l’oppressione delle donne in Iran. Le proteste vennero represse dalle milizie governative che uccisero più di 470 persone e ne arrestarono molte migliaia. Durante le proteste nazionali dello scorso gennaio, secondo quanto riportato dalla stampa, migliaia di persone sono state uccise dalle forze di sicurezza iraniane, fra cui circa 200 bambini, incluse molte bambine, mentre molt/i altre/i sono stati arrestati. Amnesty International ha dichiarato che sulla base dei loro documenti la repressione politica di gennaio 2026 è stata la più sanguinosa commessa dalle forze di sicurezza iraniane nella storia recente.
Nonostante le brutali repressioni, il governo iraniano non è riuscito a reprimere completamente il movimento delle donne per la libertà, che ha continuato a risorgere dalle ceneri sfidando il regime degli Ayatollah, conquistando piccole libertà passo dopo passo, con la resilienza e la tenacia che caratterizzano la lotta degli oppressi.
Questa lotta assume molteplici dimensioni nella vita quotidiana del popolo iraniano. Minab, la città dove è avvenuto il massacro della scuola femminile, è il capoluogo della provincia di Hormozgan, un centro militare ed economico, grazie alla sua posizione strategica funzionale al controllo dello Stretto di Hormuz. Eppure, le persone che vivono in queste zone, nonostante i controlli militari, sono riuscite a sfruttare la posizione della città per le loro strategie di sopravvivenza. Persone e ogni tipo di merce sono stati contrabbandati attraverso lo Stretto di Hormuz da e per l’Oman, gli Emirati Arabi Uniti e l’Arabia Saudita. Il segnale internet omanita, raggiungibile in alcune aree dello Stretto, è stato utilizzato per comunicare con il mondo esterno. Un’economia parallela coesisteva con quella ufficiale, generando mezzi di sussistenza e dando speranza di un futuro migliore alla popolazione.
Gli attacchi aerei di Trump e Netanyahu potrebbero aver seppellito i movimenti delle donne e dei gruppi riformisti sotto le macerie delle loro case, ospedali, scuole, campi di basket ed i parchi. Il 6 marzo, Trump, in un’intervista alla CNN, ha ammesso che non si sarebbe opposto alla nomina di un altro leader religioso in Iran, a condizione che sia amico degli Stati Uniti, di Israele e degli altri Stati del Golfo. Trump ha anche affermato che non avrebbe insistito sulla necessità che l’Iran diventi uno Stato democratico e ha dichiarato apertamente di voler essere coinvolto personalmente nella selezione del prossimo leader iraniano, ipotizzando possibili candidati. Si è poi ricordato di aver ucciso nel bombardamento del quartiere generale dell’Ayatollah Khomeini tutti i candidati moderati che aveva menzionato.
La pretesa di Trump di determinare il futuro politico dell’Iran non è di buon auspicio per le donne iraniane. I civili iraniani stanno pagando un prezzo altissimo a causa di questa guerra e meritano molto di più di un leader scelto dalle teocrazie di Stati Uniti e Israele o dal regime degli Ayatollah.
In questa “giornata internazionale della donna”, le donne dell’Iran, della Palestina e del Medio Oriente purtroppo non hanno molto da festeggiare, ma, senza dubbio, rimangono resilienti e determinate a perseguire i loro diritti e la loro libertà, nonostante l’agenda patriarcale di Trump, Netanyahu, gli Ayatollah, le Guardie Rivoluzionarie e le monarchie degli Stati del Golfo.
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