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MERA25 condanna con forza il piano presentato da Donald Trump e Benjamin Netanyahu per Gaza. Non stiamo parlando di un accordo di pace, ma della richiesta di una capitolazione totale del popolo palestinese:

  • Il controllo effettivo di Gaza sarebbe nelle mani di Donald Trump, che tra l’altro intende nominare come amministratore nientemeno che Tony Blair – figura tristemente nota per il suo ruolo nella criminale invasione dell’Iraq.
  • I palestinesi dovrebbero rinunciare ad ogni possibilità e diritto di resistere all’occupazione illegale della loro terra.
  • I criteri per il ritiro delle forze di occupazione israeliane sono volutamente vaghe e indefinite, creando le condizioni perfette per un’occupazione militare indeterminata da parte di Israele e degli Stati Uniti.
  • Solo 1.500 palestinesi sarebbero stati rilasciati in cambio dei 40 ostaggi israeliani, lasciando nelle carceri israeliane più di 13.500 palestinesi.
  • Le Nazioni Unite sarebbero relegate al ruolo di semplice distributore di aiuti umanitari.
  • L’ingresso di aiuti umanitari è condizionato all’accettazione del piano, quando invece dovrebbe essere garantito come diritto inviolabile. Usare la carestia come strumento militare è un crimine di guerra.
  • Non è prevista nessuna forma di giustizia per il genocidio e i vari crimini commessi dalle forze di occupazione israeliane.
  • Il diritto inalienabile all’autodeterminazione del popolo palestinese è relegato ad una vaga dichiarazione d’intenti per un futuro indeterminato, senza nessuna prospettiva credibile.

Questo accordo rappresenta una palese violazione del diritto internazionale, e un tentativo di marginalizzare la Corte Internazionale di Giustizia. Gli Stati Uniti si presentano come i garanti del processo di pace, ma hanno negoziato solo con Israele. Hamas deve accettare il piano così com’è, o il genocidio potrà continuare senza freni, con il pieno supporto degli Stati Uniti. È un ritorno alla legge del colonizzatore: chi ha il potere fa il bello e il cattivo tempo. Non stupisce che i governi occidentali e gli stati arabi vassalli degli Stati Uniti abbiano accolto con favore il piano neo-coloniale di Trump. Un’altra prova dello scollamento tra le élite al potere e la maggioranza della società civile globale.

Piuttosto che lasciarci distrarre, è il momento di intensificare le mobilitazioni dal basso, ora più che mai.

  • Rilanciamo con forza tutte le mobilitazioni che si susseguono nel paese, oggi con lo sciopero generale, e domani con la manifestazione nazionale a Roma.
  • Chiediamo la liberazione degli attivisti della Global Sumud Flotilla, imprigionati da Israele in chiara violazione del diritto internazionale, e l’apertura immediata di un corridoio umanitario per Gaza.

La pressione sta crescendo, e i governi iniziano a sentirla. L’unica pace possibile è quella basata sull’uguaglianza, sull’autodeterminazione e sulla giustizia. Una pace che incorona l’apartheid, e umilia un intero popolo, non è pace. Continueremo a lottare per un futuro di libertà e uguaglianza per tutti, dal fiume Giordano al Mediterraneo.

The post Vogliono una resa, e la chiamano pace. Noi, blocchiamo tutto! appeared first on DiEM25.

MERA25

Autore MERA25

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